USA, se un post vale un lavoro

1 lug 2011 · Uncategorized

FTC ha autorizzato le aziende a indagare sui profili social dei potenziali dipendenti per ottenere informazioni aggiuntive sulle loro vite. Ma si teme che simili criteri di selezione possano penalizzare i candidati

Roma – Usare Facebook sul posto di lavoro, è noto, potrebbe procurare qualche problema per i dipendenti, soprattutto se ci si lascia andare a commenti sui propri colleghi o capi. Ma l’influenza dei social network potrebbe arrivare a definire le sorti di intere carriere professionali. La Federal Trade Commission (FTC) statunitense ha autorizzato la startup Now Social Intelligence Corp., impegnata nella ricerca di informazioni personali via social media per conto delle aziende, a proseguire la propria attività, rilevando che si tratta di attività compatibili con il Fair Credit Reporting Act.Che succederà, dunque, se i potenziali datori di lavoro riusciranno a risalire a fotografie che documentano dettagli della vita privata dei potenziali assunti e che, magari, sono state messe online senza che i diretti interessati ne fossero al corrente? Ciò che desta più preoccupazione nella decisione di FTC è l’arco temporale entro il quale gli “ispettori” aziendali potranno muoversi: 7 anni. Ciò significa che una ricerca sui contenuti pubblicati su Facebook, Twitter, Flickr e blog, risalenti anche a 5, 6, fino a 7 anni prima, potrebbe rappresentare un criterio di selezione durante il colloquio di lavoro.

Geoffrey Andrews, COO Social Intelligence, tiene a precisare che i dettagli rintracciati e considerati negativi sono mantenuti nei file personali, ma non vengono riutilizzati se a eseguire la ricerca è un nuovo datore di lavoro. “Anche se immagazziniamo informazioni fino a 7 anni – spiega Andrews – non le riutilizziamo per i nuovi report. Per il nostro regolamento e gli obblighi sanciti dal Fair Credit Reporting Act, stiliamo i nuovi report sulla base di una nuova ricerca, così da assicurare le più accurate e aggiornate informazioni. Archiviamo dati per mantenere una catena di tracce che sia verificabile nel caso le informazioni fossero richieste per ragioni legali”.

Sono numerosi gli osservatori a notare quanto sia discutibile l’attendibilità dei profili personali registrati sui network sociali come criterio di selezione sul posto di lavoro. Esistono persone che lavorano duro e che, allo stesso tempo, amano divertirsi anche in modo sfrenato. L’ultima parola, dunque, spetterà all’acume e all’attenzione che i manager adotteranno nel giudicare le immagini prelevate da un album di Facebook.

Cristina Sciannamblo

Punto Informatico