USA, tracciamento e regole

22 feb 2011 · News ed Eventi

Presentate due proposte al Congresso a stelle e strisce. La prima darà a FTC il compito di diramare regole chiare a tutela della privacy dei netizen. La seconda prevederà un esplicito consenso per lo sfruttamento dei dati bancari

Roma – Due proposte di legge indipendenti, accomunate da un preciso obiettivo: anteporre la tutela della privacy online alle voglie di profitto di grandi e piccole aziende. Almeno nella visione del rappresentante al Congresso Jackie Speier, che ha recentemente presentato a Washington due disegni di legge volti a regolamentare tutte quelle pratiche legate al behavioral advertising e più in generale al tracciamento delle attività online.Il Do-Not-Track-Me-Online Act potrebbe ora affidare alla Federal Trade Commission (FTC) il compito di diramare – in un arco temporale di 18 mesi – una serie di regole chiare da imporre alle varie aziende a stelle e strisce. Gli utenti dovranno avere in pratica facoltà di scelta, soprattutto se contrari allo sfruttamento di cookie e affini per gli scopi del marketing.

I compiti di FTC non si limiteranno alla stesura di regole chiare, peraltro molto simili a quelle già imposte dalla Do Not Call List per le attività di marketing telefonico. La commissione statunitense sarà investita di un potere sanzionatorio verso tutti quegli attori che non rispetteranno le regole. Le aziende potrebbero dunque finire nel mirino delle leggi a tutela dalle pratiche commerciali scorrette.

Il rappresentante Jackie Speier ha quindi introdotto al Congresso una seconda proposta, che potrebbe portare all’adozione di una legge nota come Financial Information Privacy Act. Le aziende statunitensi verrebbero obbligate a chiedere agli utenti uno specifico permesso per il successivo sfruttamento di informazioni bancarie e finanziarie.

Visibilmente soddisfatto Ryan Calo, direttore del Consumer Privacy Project alla Stanford Law School. Le proposte di Speier rappresenterebbero un passo importante nella difesa dei consumatori a stelle e strisce, con le singole autorità federali autorizzate a procedere al posto di FTC. I due disegni di legge non rappresenterebbero però la panacea per tutti i mali legati al tracciamento sul web.

Di ben diverso avviso Mike Zaneis, vicepresidente del Interactive Advertising Bureau (IAB). L’utilizzo di cookie e altri brandelli d’informazione rientrerebbe perfettamente nel normale funzionamento della Rete e in particolare dei browser. Ma la triade della navigazione IE 9, Chrome e Firefox ha già adottato soluzioni tecniche in linea con quanto suggerito dalla stessa FTC.

Mauro Vecchio

Punto Informatico