YouTube, dalla diffusione alla produzione

14 nov 2011 · News ed Eventi

Roma – Non si tratta di una reale novità ma recentissima è la conferma ufficiale del diretto interessato: Google annuncia la creazione di circa cento canali di YouTube che produrranno contenuti originali.La lista dei partner fino a questo momento è lunghissima e gli intenti sono facilmente ipotizzabili: primo tra tutti la creazione e la distribuzione di contenuti di alta qualità che convincano maggiormente gli inserzionisti, in quanto più facilmente monetizzabili.

Dal punto di vista economico l’operazione non è di dimensioni modeste: nonostante l’azienda di Montain View non abbia rilasciato alcun commento ufficiale sui termini tecnici dell’accordo, fonti interne parlano di 100 milioni di dollari di anticipo sui futuri guadagni dalla pubblicità, o di 5 milioni per partner. Google sembra che incasserà la totalità delle entrate derivate dagli investimenti pubblicitari fino al risanamento della somma anticipata: dopodiché i guadagni saranno equamente divisi tra Google e i produttori.

I canali aggiungeranno 25 ore di programmazione al giorno. Non trattandosi di “canali” intesi nel significato tradizionale, televisivo, del termine, non avranno una programmazione 24 ore su 24, sette giorni su sette: My Damn Channel: Live, ad esempio, sarà uno show settimanale di cui verranno caricati dieci minuti inediti ogni giorno.

Cambia il mezzo, cambia anche il prodotto: la fruizione di contenuti video ormai si svolge sempre di più attraverso la Rete, e i linguaggi e le regole di produzione devono adeguarsi. Questa operazione di YouTube sarà probabilmente di aiuto anche per quei progetti editoriali, come le webserie nate e pensate per Internet, che ancora faticano a conquistare il proprio spazio.

Lo stesso giorno in cui YouTube ha annunciato questa novità, Google ha rilanciato Google TV. Al momento della sua nascita non aveva riscosso grande successo, probabilmente anche a causa del rifiuto da parte di alcune tra le più grandi emittenti di concedere i propri programmi. D’ora in poi le emittenti potrebbero non essere così fondamentali.

Elsa Pili

Punto Informatico